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Jackal
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« il: Aprile 20, 2010, 04:09:40 » |
Risposta
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SESTO SAN GIOVANNI 20/04/2010 - Da oramai otto anni la minacciava, picchiava e violentava ripetutamente, costringendola a lavorare per poi sottrarle tutti i soldi che riceveva in busta paga. Da sabato pomeriggio l’incubo per un’albanese di 35 anni, vittima di tali soprusi, è terminato. Gli agenti del commissariato di Sesto San Giovanni hanno arrestato il suo convivente, F. A., marocchino di 43 anni, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.
Tutto ha inizio nel 2001 quando i due si conoscono e iniziano a convivere. Ma dopo pochi mesi l’autorità del nordafricano inizia a raggiungere livelli insopportabili. Botte, scenate di gelosia e minacce di morte nel caso ci fosse un altro uomo tra loro. Un anno dopo la donna mette al mondo un bambino, ma la paternità non fa cambiare l’atteggiamento dell’uomo che nel 2005 la costringe a sposarlo, dopo averla messa incinta per la seconda volta. Per la giovane albanese la vita è davvero un inferno. Il nordafricano la costringe a lavorare al posto suo e naturalmente si prende il suo stipendio. La segue sul posto di lavoro, un negozio di parrucchiera, e se la vede parlare al cellulare sono sberle.
Nel vortice di terrore entrano anche i due figli. Quando il padre li guarda con aria severa, loro non riescono a trattenere la pipì, tanta è la paura. E poi le violenze. Stuprata continuamente e minacciata: «Sei la mia schiava. Se ti ribelli prendo i bambini li porto in Marocco e non li vedi più». Lei subisce fino a quando, il 12 febbraio scorso, vede l’uomo nascondere i documenti dei due bambini e allora prende il coraggio a due mani e si reca in commissariato con i figli per denunciare il tutto. I tre sono portati in una comunità protetta mentre nei confronti dell’uomo scattano le indagini. Portate avanti con grande determinazione al punto che le prove raccolte non lasciano dubbi. E così, su richiesta del gip, il sostituto procuratore di turno emette un ordine di custodia carceraria nei confronti di F. A..
Quando la polizia lo raggiunge nella sua abitazione per arrestarlo, l’uomo non fa una piega, si lascia ammanettare e segue gli agenti che lo accompagnano in carcere a Monza.
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