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Jackal
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« il: Febbraio 26, 2010, 11:27:47 » |
Risposta
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La nuova sfida di oggi, nel nostro paese, è quella che riguarda il flusso di minori stranieri non accompagnati: ben 6587 solo nel 2009 secondo quanto riportato dal primo rapporto annuale di Save the Children. Ogni anno, come possono - su improbabili imbarcazioni o stipati in camion - ragazzi dall'età media di 16 anni, arrivano da Albania, Marocco, Romania, ex Jugoslavia e ultimamente anche dall'Afghanistan.
Spesso con la complicità della famiglia, disposta ad indebitarsi pur di garantire ai propri figli un futuro diverso, entrano in Italia e si ritrovano da soli, con il rischio concreto di trovarsi coinvolti nel circuito della delinquenza. Sono i "fantasmi" prodotti da un flusso spasmodico e senza reale controllo, dell'immigrazione nel nostro paese.
Quello particolare degli immigrati minori non accompagnati è un problema serio che va a scontrarsi con le contraddizioni politiche e sociali italiane che vedono l'aggravarsi della condizione giuridica del minore perché a cavallo tra due diverse legislazioni di segno opposto: quella che si occupa di minori e quella sugli stranieri.
pagliarini.jpgMa cosa succede ai minori che entrano clandestinamente in Italia? Lo aveva spiegato Stefano Pagliarini nel libro "Minori stranieri non accompagnati: la nuova sfida" edito da peQuod nel 2008. A coloro che si rivolgono a strutture di prima accoglienza gestite da enti locali - che secondo la legge 328/2000 godono di piena autonomia ma di scarsi fondi - viene concesso un permesso di soggiorno temporaneo che ha validità fino al compimento del 18esimo anno di vita. Durante gli anni che separano i minori dalla maggiore età, viene garantita loro ogni forma di tutela come stabilito dalla "Convenzione di New York sui diritti del fanciullo" (resa esecutiva in Italia nel 1991) e quindi il diritto alla protezione, alla vita, alla salute, all'istruzione, all'unità familiare, alla tutela dallo sfruttamento, dal maltrattamento e dall'abbandono e alla partecipazione sociale.
Diritti garantiti che vengono meno appena compiuti i 18 anni: secondo la legge sull'immigrazione Bossi-Fini, infatti, l'assegnazione del permesso di soggiorno "definitivo" ai giovani dopo il compimento della maggiore età può avvenire solo se questi vivono in Italia da almeno tre anni e se da due, seguono un progetto di integrazione sociale e civile di un ente pubblico o privato che dovrà garantire che il giovane frequenti corsi di studio e possieda un contratto di lavoro e una residenza propria.
Il problema derivante dall'applicazione di questa legge, però, non aiuta affatto i giovani immigrati perché la stragrande maggioranza dei minori non accompagnati che entra in Italia ha in media 16 anni e non è in grado di soddisfare le richieste del decreto. Ecco quindi aprirsi il momento più critico per il futuro dei ragazzi che, per evitare il limbo dei lunghi tempi di attesa durante il quale il Comitato per i minori stranieri valuta i singoli casi ed emette parere favorevole o meno e per evitare che inizino la pratiche di rimpatrio, vedono nel ritorno alla clandestinità l'unico modo per poter rimanere in Italia.
Di qui le fughe dai centri di accoglienza e l'abbandono dell'occupazione regolare con la conseguente vanificazione di tutti gli sforzi prodotti fino a quel momento dal giovane e dagli enti locali che se ne sono presi cura fino a quel momento e il profilarsi minaccioso di "alternative illegali" per quello che è diventato di fatto un "minore invisibile".
immigrati_minori.pngIl problema è che le autorità non sono in grado di garantire certezze sulla effettiva possibilità di rimanere legalmente in Italia dopo il compimento della maggiore età e l'autonomia di cui godono Comuni spesso diventa un'arma a doppio taglio: oltre alla mancanza costante di fondi adeguati che accomuna l'attività di tutti gli Enti Locali che si occupano di tutela dei minori, subentrano le disparità comunali. La gestione economica-organizzativa del mantenimento dei minori stranieri comporta il rischio di una "implosione" di Comuni e Province e una disparità di trattamento dei minori a seconda del territorio che li accoglie. Nulla che faciliti, quindi, la reale integrazione dei minori stranieri nel tessuto sociale del paese.
Il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha annunciato, intanto, lo stanziamento per il 2010 di 15 milioni di euro in favore del Programma nazionale di Protezione ma la denuncia di Save the Children e dell'ANCI (Associazione nazionale comuni italiani) è chiara: è urgente che la richiesta di un piano di intervento ad hoc a livello centrale, avanzata da tempo dai rappresentanti degli enti, venga quanto prima soddisfatta.
"I problemi - spiega Pagliarini nel corso del focus realizzato sulla città di Ancona - sembrano essere prettamente politici e pratici perché è nell'attuazione concreta di quelle che sono le linee guida della legge che si registrano le criticità più rilevanti: difficoltosa gestione economica-organizzativa del problema da parte degli Enti Locali, mancanza di strutture ad hoc per l'accoglienza dei minori stranieri, scarsa comunicazione tra amministrazioni pubbliche ed enti centrali, che comporta poi differenti atteggiamenti dei Comuni e delle Questure nei confronti dei minori stranieri non accompagnati".
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