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Maroni: a rischio cooperazione con Libia su immigrati
L'Italia ha detto oggi che la Libia potrebbe contravvenire a un accordo per controllare il flusso di immigrati a causa della polemica sui visti con la Svizzera, che è degenerata in una controversia a livello europeo.

Tripoli ha smesso di emettere visti a cittadini dell'area del trattato di Schengen sulla libera circolazione che comprende la maggior parte dei Paesi dell'Unione Europea così come la Svizzera, come ritorsione per una decisione di Berna di vietare l'ingresso ad alcuni libici, tra cui il presidente Muammar Gheddafi e la sua famiglia.

L'Italia, che ha stretti legami d'affari con la Libia, ha accusato la Svizzera di strumentalizzare in modo improprio l'accordo di Schengen e di prendere "in ostaggio" i suoi membri lanciando il divieto, che ha costretto altri Stati ad adottare a loro volta il divieto nei confronti dei libici.

Parlando a margine di una riunione di ministri dell'Interno Ue, Roberto Maroni ha detto che la controversia mettte a rischio la zona Schengen e può ulteriormente danneggiare i rapporti con la Libia.

La cooperazione con Tripoli nel controllare l'emigrazione verso l'Ue è uno dei temi, ha detto.

"Il timore in parte è che ... la Libia possa indebolire i controlli alle proprie frontiere riguardanti l'emigrazione illegale", ha detto ai giornalisti.

La Ue ha offerto 20 milioni di euro per la sua collaborazione nel contrastare il flusso di emigranti illegali che spesso usano il suo territorio come punto di partenza verso l'Europa meridionale, in particolare l'Italia.

Rome ha anche firmato un accordo di cooperazione con l'ex colonia nordafricana lo scorso anno per contrastare l'immigrazione attraverso il Mediterraneo istituendo pattugliamenti congiunti.

-- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia




imprenditore ospita famiglie rom nel giardino aziendale
In mezzo a tante storie di intolleranza, un evento che va controcorrente diventa una notizia, anzi, una buona notizia. La vicenda, riportata dal Corriere della Sera, è quella di un imprenditore veneto che da dieci anni ospita quattro famiglie di rom all'esterno del suo capannone. Gianni Tonin, titolare di un mobilificio di successo venuto su dal nulla, ha comprato le roulotte in cui le famiglie, regolarmente iscritte all'anagrafe, hanno loro la residenza in modo che i bambini possono andare a scuola.
Gli ospiti di Tonin sono originari della Romania e sono diventati negli anni italiani a tutti gli effetti. Vicino ai loro camper ci sono dei servizi igienici, la corrente e l'antenna Tv. Hanno scelto di restare erranti per tutta la vita ma il contro del riscaldamento è gentilmente offerto da “Toni”, re degli zingari, come lo chiamano gli uomini e le donne delle roulotte, alcuni dei quali lavorano nel mobilificio.
Ma il rapporto con la comunità rom è più di una semplice relazione tra benefattore e bisognosi, tra datore di lavoro e dipendente. Tonin ama, infatti, ascoltare le storie zingare e passa molte ore fra i camper del suo capannone.
Anche lui, però, ha una memoria ricca. Gianni Tonin ricorda così quando ha pagato tutte le multe e ospitato nel piazzale le quattro famiglie: “Così imparano a mandarli via. Ogni giorno c'era un polverone di denunce. Ho fatto prendere a tutti e sei la residenza, così ho risolto il problema e i bambini possono andare a scuola: ogni settimana ciascuno riceve ottanta euro, hanno la corrente il bagno esterno e il riscaldamento”.
Tonin ricorda anche quando “i miei genitori vivevamo in una baracca abusiva, perché chiamarla casa… Era in mezzo alle terre dei contadini, rubavo le uova e le galline per mangiare. L'acqua la bollivamo per berla, la prendevamo a valle dopo che era passata dai maiali: perché non ci volevano dare niente nelle fattorie”.
Il mobiliere di successo ha un passato zingaro e nessuno più di lui può avere comprensione per la vita grama di chi non ha nulla. “Io e i miei ridevamo e cantavamo sempre, avevamo la fede: poveri i ricchi!”.
Alla vigilia di un Natale di anni fa qualcuno gli ha raccontato di romeni che vivevano in un bosco, fuori San Giorgio, nel suo paese. “Sono arrivato in Bmw - racconta ancora al Corriere - con cappello e cappotto nero: pensavano fossi un poliziotto invece li ho invitati tutti a casa per il pranzo di Natale. E’ stato il più bel pranzo di Natale che ricordi”.




Il Comitato PrimoMarzoAncona presenta "La giornata senza immigrati"
Ancona - Anche ad Ancona si terrà “La giornata senza immigrati”: manifestazione di protesta contro le leggi del Governo Italiano in materia di immigrazione, in cui i migranti per l’intera giornata del 1 Marzo PV si asterranno dal lavoro e con il patrocinio del Comune di Ancona.
Di seguito riportiamo il comunicato del Comitato PrimoMarzoAncona.

CHI SIAMO
Stranieri non tanto dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l'Italia del presente.
Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà.

Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?
Primo marzo 2010 si propone di organizzare una grande manifestazione non violenta per far capire all'opinione pubblica italiana quanto sia determinante l'apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società.
Questo movimento nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli. Si collega e si ispira a “La journée sans immigrés: 24h sans nous”, il movimento che in Francia sta organizzando uno sciopero degli immigrati per il 1 marzo 2010.

Il colore di riferimento di Primo marzo 2010 è il giallo.

Lo abbiamo scelto perché è considerato il colore del cambiamento e per la sua neutralità politica: il GIALLO non rimanda infatti ad alcuno schieramento in particolare.Vi invitiamo, quindi, ad usare già da oggi un braccialettino o un nastrino giallo come segno di riconoscimento.
La struttura di Primo Marzo 2010 prevede un Coordinamento nazionale, presieduto da Stefania Ragusa e diversi comitati locali (provinciali o cittadini)

HANNO ADERITO
OPS (Organizzazione Partecipazione Studenti), UBIQUA, Circolo EQUO&BIO, AMNESTY INTERNATIONAL_Ancona, CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati), Associazione FREE WOMAN, Circolo Federativo ARCIGAY e ARCILESBICHE “CALEIDO”, ARCI_Ancona, MONDO SOLIDALE, CROCE GIALLA Ancona, NIE WIEM, LUOGHI IN COMUNE, ASV (Associazione Stranieri della Vallesina), FINESTRE ROSSE di Camerano, LABORATORIO SOCIALE, PONTE TRA CULTURE, Associazione “MANKO”, ACU Gulliver, CUS(Centro Universitario Sportivo), Circolo Culturale AFRICA, CONSULTA GIOVANILE DI CAMERANO, Radicali Marche, Italia Dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Movimento Repubblicani Europei, PD- Provincia di Ancona. (…)

"Nie Wiem aderisce volentieri e con convinzione a questa iniziativa in quanto è importante non restare indifferenti e far sentire la propria condanna nei confronti di un razzismo diffuso e crescente, alimentato da una politica che identifica il migrante come soggetto pericoloso. Negli ultimi anni in Italia stanno passando nell'indifferenza generale delle leggi incostituzionali, delle vere e proprie leggi razziali che l'Italia ha conosciuto in passato solo in tempi bui a tutti noti. Questa manifestazione è trasversale perchè interessa tutti coloro - di ogni idea politica, sociale o religiosa - che hanno a cuore i principi costituzionali della democrazia, dell'ugualianza e della solidarietà.
Natalia Paci - Presidente Nie Wiem".




Con 23.400 presenze i romeni battono tutti
BRESCIA —
SORPASSO. Secondo i dati del centro interuniversitario di ricerca sulle Migrazioni, nel 2008 i romeni sono diventati la nazionalità straniera più presente nel Bresciano, 23.400 persone. Non più marocchini, non più albanesi, non più senegalesi dalla tradizione consolidata, ma gli abitanti di quel Paese divenuto comunitario nel 2007. Solo fra gli extracomunitari prevalgono i marocchini, 21.100, seguiti dagli albanesi, 20.600. India e Pakistan vengono dopo con 12.600 e 11.700, poi il Senegal con 8mila. Il Ghana cattolico, luogo della più vecchia immigrazione, è al settimo posto nella classifica.

DALL’EST EUROPEO arriva ormai il 41% degli immigrati in provincia di Brescia, con un forte trend di aumento anche dalla Moldavia. E il trend è in crescita. Solo rispetto all’anno precedente sono saliti di 13mila unità. Secondi sono gli asiatici col 23%, poi i nordafricani col 20%, gli altri africani col 13%; i latinoamericani sono appena il 3%, caratteristica abbastanza peculiare del nostro territorio. In totale i provenienti dai primi venti Stati di consistente immigrazione sono stimati in 150.500. Ma sappiamo della presenza frammentata di ben 150 nazionalità. Brescia, con la percentuale del 16%, non è il comune più densamente popolato di razze, ma quello con la maggior quantità in assoluto, seguito da Montichiari e Desenzano. Ci sono però piccoli paesi come Castelcovati, San Gervasio, Tremosine, Odolo che sono attorno al 20% di densità. Tutti i numeri, influenza della crisi permettendo, appaiono in crescita nel futuro se si considera che un nato su tre è figlio di immigrati, che il tasso di natalità locale è di 1.3 figli per donna, mentre è di 2.6 per le straniere in città, di 2.9 in provincia.
L’indagine del Cirmib evidenzia altri parametri. Il livello di integrazione nel Bresciano è buono, leggermente sopra la media nazionale, più elevato fra le donne e fra chi sta da più tempo in Italia. Le donne stanno raggiungendo il fifty-fifty, l’età media è sui 35 anni, sale il livello di istruzione, fino al 14% di laureati. Il 51% professa religione musulmana, percentuale di nove punti sopra la media lombarda, ma al terzo posto dopo Bergamo e Lecco. Lo stato civile prevalente è il coniugato, più fra le donne che fra gli uomini. Il nucleo familiare è quello classico, genitori e figli. Sono in diminuzione le convivenze fra amici e parenti, single sono in particolare le donne. Viene preso in esame dallo studio pure l’orientamento politico: la propensione sembra a metà fra destra e sinistra. Disoccupati e autonomi paiono preferire più decisamente la sinistra, studenti e imprenditori la destra.
Magda Biglia




Italia: in aumento le coppie miste
Il fenomeno delle “coppie miste”, vale a dire il legame di tipo matrimoniale fra un italiano/a e uno straniero/a, costituisce uno dei mutamenti più rilevanti nel processo di formazione della famiglia nel nostro paese.Per avere un’idea della rapidità del mutamento nel nostro paese basti dire che il censimento del 1991 ha contato poco più di 65 mila coppie miste, mentre quello del 2001 ne ha contate circa 198 mila, cioè più di tre volte tanto.[1]

Anche i dati più recenti disegnano uno scenario in continua evoluzione: l’Istat riferisce che i matrimoni misti nel 2007 in Italia sono stati più di 23 mila, pari al 9,4% del totale. Il lieve calo rispetto al 2005 (23.500 matrimoni, 9,6% del totale)e al 2006 (24.000, 9,8% del totale) si deve principalmente al declino dei matrimoni tra rumeni e italiani dopo l’ingresso della Romania nell’U.E., avvenuto proprio il 1° gennaio 2007 (da 4.300 matrimoni nel 2006 a 2.400 nel 2007).[2]

La quota dei matrimoni misti è ancora minoritaria, ma è di grande rilievo, sia per il tendenziale incremento nel lungo periodo (erano solo il 4,8 per cento dei matrimoni nel 1995), sia perché la nuzialità dei cittadini stranieri rappresenta uno degli indicatori più significativi del processo di stabilizzazione e integrazione delle comunità immigrate nel nostro Paese.

Nelle coppie miste, la tipologia più frequente è quella in cui lo sposo è italiano e la sposa straniera: 7 matrimoni su 100 a livello nazionale, per un totale di oltre 17 mila nozze celebrate nel 2007. Si tratta principalmente di donne dell’Europa centro-orientale (soprattutto rumene 13,0%, ucraine 10,4%, polacche 6,6%, …), a seguire donne dell’America centro-meridionale (brasiliane 9,8%, peruviane 2,7%, cubane 2,6%, …), donne dell’U.E. (tedesche 2,1%. ..) e poi tutte le altre aree geografiche meno rappresentative.

Le donne italiane che scelgono un partner straniero sono quasi 6 mila, il 2,4 % del totale delle spose, mostrando una preferenza per gli uomini del Nord-Africa (soprattutto marocchini 19,4%, tunisini 8,0%, egiziani 5,8% …), a seguire per i cittadini dell’U.E. (inglesi 4,6%, tedeschi 3,5%, francesi 2,6% …) e per i cittadini dell’Europa centro-orientale (albanesi 10,1%, rumeni 2,1%, …).[2]

La tendenza del fenomeno, dunque, per quel che riguarda la composizione dei matrimoni misti, è da riferirsi in larga misura a coppie in cui il partner straniero proviene da un paese a forte pressione migratoria.

In cosa si differenziano i matrimoni misti:

Rispetto alle coppie di cittadinanza solo italiana, i matrimoni misti si differenziano per alcune importanti specificità. La prima riguarda l’età degli sposi. Quando le nozze sono celebrate tra cittadini entrambi italiani, le differenze sono contenute: in media lo sposo ha 34 anni e la sposa 31. Nel caso dei matrimoni tra sposo italiano e sposa straniera, invece, la forbice si amplia: l’età media degli uomini supera 41 anni, mentre quella delle spose è di circa 33. Quando invece sono cittadini stranieri gli sposi, questi sono mediamente più giovani della sposa italiana: 31 e 32 rispettivamente.[2]

Differenze di rilievo si osservano anche per quanto riguarda l’incidenza delle seconde nozze. Quando entrambi gli sposi sono italiani, solo nell’11 per cento dei casi almeno uno dei due ha vissuto l’esperienza di un precedente matrimonio, mentre questa proporzione sale a un matrimonio su due se consideriamo la totalità delle copie miste.[2]

Per quanto riguarda il tipo di celebrazione, scelgono il rito civile il 26,5 per cento circa degli italiani che sposano propri connazionali, viceversa sceglie il rito religioso solo il 17,6 per cento delle italiane che sposano un cittadino straniero e solo il 14,1 per cento degli italiani che sposano una straniera e ciò soprattutto per la più elevata incidenza delle seconde unioni.[2]

Infine, conviene sottolineare questo: della famiglia multietnica si ha spesso un’immagine omogenea, che però non corrisponde al vero. Il partner straniero/a può provenire infatti da paesi molto diversi, e a questo si associano, tipicamente, differenze anche profonde nelle motivazioni all’incontro, nelle tipologie relazionali, nei vissuti personali e nei modelli valoriali di riferimento.



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