| Home | Help | Ricerca | Calendario | Leggi il Corano | Galleria | Ascolta il Corano | Login | Registrati |
Benvenuto, Visitatore. Per favore, effettua il login o registrati.
| Chiederanno asilo per discriminazione sessuale |
| MILANO - I carabinieri di Monza hanno sgominato una rete di spacciatori di sostanze stupefacenti, arrestando complessivamente 18 persone, tutti magrebini tranne un italiano; nel corso dell'operazione - è stato spiegato dai militari - è stata anche riscontrata per la prima volta, non solo sul territorio lombardo ma forse anche in Italia, la presenza di transessuali nordafricani. L'indagine, convenzionalmente denominata «Berbero», è stata avviata sei mesi fa con l'arresto di un transessuale egiziano mentre smerciava droga ad altri prostituti nel comune lombardo; l'attività investigativa ha rivelato l'esistenza di un traffico di droga ad opera di trans, dediti alla prostituzione, sulle strade di Monza, dell'hinterland milanese e di Milano dove lo spaccio avveniva all'esterno di locali notturni alla moda. I CLIENTI: DAI PROFESSIONISTI ALLE COMMESSE - La rete si incardinava intorno a tre malviventi: Abdelkarim Labidi, 36 anni specializzato nello spaccio di hascish, Abdelghafour Eddomairi, 37 enne, fornitore di eroina e Salah Ben Moustafa El Ghali, 42 anni, trafficante di cocaina. Quest'ultimo, già latitante per una condanna di traffico internazionale di stupefacenti emessa dal Tribunale di Firenze, è stato bloccato mentre rientrava dal Marocco. Nel corso dell'indagine sono stati sequestrati diversi etti di hascish, cocaina ed eroina pronte per lo smercio nei locali notturni e nelle vie della prostituzione: sono stati anche identificati una quarantina di clienti, professionisti milanesi ma anche commesse di negozi o camerieri di ristoranti e locali. I tre, che agivano separatamente, si rifornivano in Olanda e a loro si rivolgevano gli spacciatori che operavano sul territorio. I TRANS MAGREBINI - Particolarmente significativa la scoperta di quattro transessuali nordafricani: a causa della fortissima disapprovazione dell'omosessualità da parte della comunità islamica, nel loro lavoro erano costretti a fingersi brasiliani per poi assumere normali sembianze maschili durante la giornata. Uno di essi aveva già presentato richiesta di asilo per discriminazione sessuale e probabilmente lo stesso faranno gli altri tre: nei rispettivi Paesi d'origine, infatti, Egitto, Tunisia e Marocco, rischiano pesantissime pene detentive per il solo fatto di essere omosessuali. |
| «BASTA DISCRIMINARE LA CRISI COLPISCE TUTTI» |
| Anche Cgil, Cisl e Uil nella manifestazione antirazzista Migliaia in piazza per un corteo non solo di immigrati. Basta odio. Basta razzismo. Basta discriminazioni. È stato gridato a più voci, nel lungo pomeriggio d’inverno in cui migliaia di persone, in corteo per le vie della città, hanno testimoniato con la loro presenza «una risposta ferma a coloro che vogliono spaccare la società, fomentando il razzismo e la violenza». Organizzato dalle associazioni degli immigrati contro i provvedimenti di Comune e Governo, ha visto l’adesione di Cgil, Cisl e Uil. Sindacati di nuovo uniti, ieri in piazza, per una «nobile causa». Immigrati, ma anche molti bresciani di ogni età ed un migliaio di rose bianche venate di rosa donate alle donne incontrate lungo il percorso: un gesto «gentile», appello alla distensione e alla pace.«Siamo parte della comunità»Molte anime, dunque, ed una sola voce: «Gli immigrati sono parte della nostra comunità, non persone da scaricare quando non servono più. La crisi c’è e colpisce tutti, ma tutti insieme la dobbiamo affrontare e superare», hanno sottolineato ieri. Una crisi che, tuttavia, colpisce in percentuale maggiore le fasce deboli della popolazione, e la maggioranza degli immigrati si trovano tra queste, anche perché sulla loro testa pende la spada di Damocle del permesso di soggiorno: se non c’è lavoro, il prezioso documento non viene rinnovato e si ritorna nella clandestinità. Che, ora, è reato.Un pomeriggio freddo, scaldato dalla passione con la quale sono stati scanditi gli slogan durante il corteo. La passione di chi, come Hassan, vive in Italia da quindici anni. I primi tempi difficili, poi un lavoro sicuro in fabbrica e il futuro davanti con la moglie e due figli, nati a Brescia.Ora, Hassan è in cassa integrazione e sul suo futuro, per ora, ci sono più ombre che certezze. «I bambini stanno crescendo qui, vanno a scuola e parlano un perfetto italiano. Cosa facciamo, dobbiamo tornare al Paese d’origine, nel sud del Marocco, dove non abbiamo più nulla? No, non è possibile: faremo sacrifici, come quelli che stanno facendo molti nostri amici italiani, ma crediamo che ormai il nostro futuro è qui. Non si può fare un tuffo nel passato: non è giusto, per noi e per i nostri ragazzi». Il corteo è partito verso le tre del pomeriggio da piazza Loggia, luogo simbolo del governo della città, e si è snodato attraverso via San Faustino e contrada del Carmine, quartieri in cui è forte la presenza di immigrati. Poi avanti, tra slogan e musica, sul ring fino alla stazione per poi ritornare nel cuore della città e concludersi, tre ore dopo circa, in piazza Loggia con gli interventi dei rappresentanti delle Associazioni di immigrati, dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil - rispettivamente Marco Fenaroli, Renato Zaltieri e Angelo Zanelli - e di molta gente comune.Problemi condivisi«Vogliamo testimoniare una condivisione di problemi gravi, dalla perdita del lavoro e dalle difficoltà economiche fino alle tensioni all’interno delle famiglie che si acuiscono in momenti di precarietà», ha detto un bresciano che vive in provincia. All’appuntamento di ieri, infatti, hanno risposto da città e provincia «a dimostrazione che nel Bresciano ci sono moltissime persone che condividono le speranze e non credono alle separazioni e alle divisioni che una certa politica intende fomentare». E tra i molti obiettivi raggiunti dalla manifestazione di ieri - quelli di essere stato un incontro pacifico - c’è stato anche quello di aver fatto sfilare insieme i tre sindacati Cgil, Cisl e Uil. Sindacati che, anche a livello locale, si sono spesso trovati in disaccordo su alcune modalità di approccio a tematiche quali la questione del bonus bébè o su altri provvedimenti «discriminatori» di alcune amministrazioni comunali. Non poteva mancare una riflessione sul permesso di soggiorno a punti di cui si parla in questi giorni a livello dell’esecutivo centrale. Bocciato: «Siamo persone, non patenti in scadenza».Anna Della Moretta Ci sono stati momenti in cui alla manifestazione antirazzista di ieri per le vie della città si sono sfiorate le diecimila presenze. Immigrati, ma non solo, a testimoniare un disagio comune ed una condivisione di problemi che vanno dalla crescente disoccupazione, alla crisi economica che attanaglia soprattutto le fasce più deboli della società, alla precarietà delle situazioni famigliari minate dalle difficoltà. Ringrazio Roberto per le footo, prese dal blog nuvolarossacazzago e alcune dal giornale di Brescia PERMESSO A PUNTI? NO, PERCORCO AD OSTACOLI Il presidente nazionale delle Acli critica il provvedimento che il governo sta varando "Più che un permesso a punti, «un percorso a ostacoli". Così il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, commenta l’annuncio dell’imminente istituzione da parte dei ministri dell’Interno e del Lavoro di un percorso a punteggio per gli immigrati, finalizzato alla concessione del permesso di soggiorno. «Ancora una volta - afferma Olivero - prima ancora di attrezzarci per costruire un percorso di integrazione, stiamo provvedendo a porre i paletti di un percorso a ostacoli, che già oggi per i cittadini immigrati che vogliono risiedere regolarmente in Italia è sufficientemente tortuoso. Già ora, infatti, per ottenere il permesso di soggiorno gli stranieri debbono soddisfare alcuni requisiti stringenti che fanno riferimento al reddito, all’abitazione, al lavoro».«Il permesso di soggiorno - aggiunge il presidente delle Acli - dovrebbe essere la prima tappa di un percorso di avvicinamento alla cittadinanza. Per questa sì che avrebbero senso i requisiti di conoscenza della lingua italiana e della nostra Costituzione. Ma chi accompagna oggi gli immigrati in questo percorso? Finora solo la Chiesa e il volontariato. Sono anni che chiediamo invano un piano organico e nazionale per l’insegnamento della lingua italiana. In queste condizioni - conclude Olivero - il permesso a punti rischia di diventare l’ennesimo elemento di sofferenza e di vessazione psicologica e burocratica per le tante famiglie immigrate presenti nel nostro Paese». Il via libera al permesso di soggiorno a punti è stato dato giovedì scorso dai ministri Maroni e Sacconi. Cosa prevede? L’immigrato dovrà raggiungere quota 30 per mantenerlo, con un sistema di crediti e debiti. La conoscenza della lingua e della Costituzione, ad esempio, daranno punti, mentre la commissione di reati li toglierà. «La novità - hanno annunciato i ministri dell’Interno e del Welfare, Roberto Maroni e Maurizio Sacconi - sarà contenuta in un decreto che presto andrà in Consiglio di ministri». Uno scempio che peggiorerà la situazione!!! dal giornale di Brescia....con a lato gli articoli del BresciaOggi Ringrazio i compagni e colleghi della CF Gomma, che hanno partecipato numerosi a questa importante manifestazione. Ora serve una continuità d'iniziative per riuscire a cambiare dei provvedimenti ingiusti, cominciando con uno sciopero VERO il 1° marzo...... i LORO diritti, sono i NOSTRI diritti!!!!! |
| Assumeva clandestini: poliziotto indagato |
| Faceva lavorare immigrati clandestini nella piccola azienda agricola della moglie. È questa l’accusa che la Procura di Savona muove nei confronti di un poliziotto del commissariato di Alassio, Davide Delogu, 54 anni. Secondo quanto trapelato, le indagini, di cui sono titolari i sostituti procuratori Chiara Maria Paolucci e Alessandra Coccoli, sarebbero scattate alcuni mesi fa grazie alla “soffiata” di un immigrato albanese che il poliziotto aveva arrestato, più di dieci anni prima, per una rapina. Una vendetta? Difficile dirlo. È uno dei tanti punti interrogativi che riguardano una vicenda ancora tutta da chiarire. Certo è che, però, la denuncia del rapinatore ha spinto i magistrati ad aprire un fascicolo a carico dell’agente, ipotizzando il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Tanto che, una quindicina di giorni fa, i pm hanno accolto la richiesta presentata dall’indagato di essere interrogato. Richiesta che il poliziotto avrebbe presentato l’anno scorso, prima ancora di conoscere le contestazioni che gli venivano mosse. Davide Delogu (difeso dagli avvocati Antonio Nocito e Carlo Manti) sarebbe indagato per aver favorito la permanenza in Italia di cinque immigrati extracomunitari di origini albanesi. Un reato che si sarebbe consumato nel corso del 2009. Secondo l’accusa, sarebbero proprio cinque i lavoratori clandestini (domiciliati nella zona) che avrebbero prestato la loro opera nei campi dell’azienda agricola finita nel mirino degli investigatori. Secondo l’indagato, però, di questi cinque solo 3 avrebbero effettivamente lavorato in azienda, tutti in possesso di permessi o carte di soggiorno. Secondo Davide Delogu, i tre albanesi non lavoravano stabilmente nei campi di proprietà della moglie. Ma erano stati chiamati per svolgere un lavoro temporaneo, regolarmente retribuito, per caricare su un camion un certo numero di vasetti di basilico e prezzemolo. Sulla vicenda la questura precisa: «I fatti contestati sono accaduti al di fuori dell’attività che l’agente svolge al commissariato di Alassio. Aspettiamo i risultati delle indagini (che si dovrebbero concludere a breve, ndr) e l’esito dell’eventuale procedimento penale. A quel punto, se il caso, applicheremo le sanzioni previste dalla legge». |
| Sud, dove il lavoro e' nero che altrove |
| Nel Mezzogiorno la popolazione residente straniera ammonta a mezzo milione di unità, cosi ripartita: Italia insulare 144.169 (Donne 76.369 - Maschi 67.800); Italia Meridionale 352.434 (Donne 195.300 – Maschi 157.134); per le sette regioni del Mezzogiorno la cifra globale è pari a 496.603 unità, con un impatto sulla popolazione residente totale di solamente circa il 2,4%; nell’insieme essi rappresentano solo il 12,7% degli stranieri residenti in Italia su un totale di 3.891.295. La restante parte è così divisa: Nord-Ovest 36,6%, Nord-Est 27,4%, Centro 24%. Se circostanziamo i dati alla sola Calabria i numeri ci forniscono le seguenti informazioni: stranieri residenti 58.775 (Donne 32.506 – Maschi 26.269); la provincia di Cosenza 18.120 (Donne 10.435– Maschi 7.685); Catanzaro 10.481 (Donne 5.655 – Maschi 4.826); Crotone 5.078 (Donne 2.737 – Maschi 2.341); Vibo Valentia 4.735 (Donne 2.659– Maschi 2.076); Reggio Calabria 20.361 (Donne 11.020 – Maschi 9.341). Per un totale del 2,9% rispetto alla popolazione calabrese residente (dati di fonte ISTAT 2009). Si stima che in Calabria gli immigrati clandestini siano tra i 8.000 e le 9.000 unità, la parte dunque dell’immigrazione sommersa è il 16% circa di quella totale. Cifre al disotto di ogni livello di guardia, se paragonati con altri paesi a sviluppo avanzato. Ad esempio, per la Germania la popolazione straniera ammonta a 7,3 milioni pari al 9%; per la Francia 14% se si considerano i naturalizzati; Belgio pari all’ 9% circa 900.000 oltre che i naturalizzati. Non devono impressionare nemmeno i circa 3,4 milioni di immigrati residenti al Centro Nord, poiché, è vero che in numeri assoluti sono molti di più, ma se valutiamo il dato in modo relativo, in rapporto alla popolazione residente, anch’essa non va che a superare l’ 8%-9%. La maggioranza degli immigrati nel Mezzogiorno, cosi come nel resto d’Italia, risulta essere donna e soprattutto in giovane età, questo testimonia come a migrare siano i soggetti più deboli e più precari nei relativi paesi di origine. Costretti pertanto ad accettare qualsiasi condizione pur di poter trovare una sistemazione, che in molti casi diventa una vera e propria forma schiavitù. Per lo più queste persone sono impiegate irregolarmente in vari settori dell’economia, in una percentuale superiore a quella che normalmente subiscono i lavoratori italiani . Nel 2008 al Sud è irregolare 1 lavoratore su 5, pari in valori assoluti a 1 milione 300mila persone. A livello territoriale la regione più “nera” è la Calabria, con il 26% di manodopera irregolare, che sale a quasi il 50% in agricoltura e al 40% nelle costruzioni (SVIMEZ 2009), in tutti questi settori i lavoratori irregolari sono per lo più immigrati con un tasso tra il 40% - 60% del totale, a questi dati sono da aggiungere i numeri dei lavoratori clandestini, che possono svolgere solo lavori irregolari senza che il sistema giuridico permetta una loro regolarizzazione. Persone obbligate in molti casi a lavorare con paghe orarie pari a 2 euro l’ora, circa un settimo del salario di un lavoratore cinese, se paragoniamo i differenti costi della vita in base al principio della parità del potere d’acquisto della moneta, senza considerare la costrizione a lavorare 12-14 ore giornaliere (vedi Tito Boeri Quei silenzi sul lavoro nero su La Repubblica del 14/01/2010, disponibile anche qui): [...] perché in Italia le associazioni imprenditoriali non protestino mai o quasi mai contro le nostre stringenti e anacronistiche politiche dell' immigrazione. Altrove sono le rappresentanze dei datori di lavoro ad alzare la voce quando si abbassano le quote di ingresso, impedendo l' arrivo di nuovi immigrati. Chi paga il lavoro di altri ha tutto da guadagnare nell' avere manodopera a basso costo, come quella immigrata. Paradossalmente in Italia sono invecei sindacati, tra le cui fila ci sono molti lavoratori poco qualificati che possono legittimamente temere la competizione salariale dei nuovi arrivati, che si sono opposti, soprattutto per ragioni ideologiche, alla chiusura delle frontiere, mentre le associazioni di categoria sono state silenti nell' accogliere leggi, come la Bossi-Fini, che impongono vere e proprie forche caudine ai lavoratori e datori di lavoro che vogliano mettersi in regola. Perché? La risposta ci viene da vicende come quella di Rosarno e dalla prima indagine rappresentativa degli immigrati clandestini, condotta in Italia. Gli immigrati arrivano comunque perché le restrizioni sugli ingressi non vengono minimamente rispettate. Sarà così fin quando continueremo a tollerare il lavoro nero: gli immigrati vengono da noi sfidando ogni restrizione perché in Italia si trova facilmente lavoro senza aver bisogno di avere un permesso di soggiorno. Quindi i datori di lavoro trovano comunque le braccia a basso costo di cui hanno bisogno. Ma c' è di più: dato che si tratta di immigrati irregolari, in attesa di regolarizzare la loro posizione, possono pagarli ancora meno di quanto pagherebbero gli immigrati regolari. [...] Significativa è una indagine Istat che evidenzia come se regolarmente assunti, gli immigrati, trovano solamente lavori a bassa qualifica “I risultati rafforzano le tendenze di fondo emerse dall’analisi descrittiva dei dati della Rilevazione sulle forze di lavoro. A parità di età, livello di istruzione, anni di esperienza lavorativa e territorio di residenza, uno straniero manifesta una probabilità tre volte superiore a un italiano di svolgere un lavoro a bassa qualifica". (ISTAT 2008) Per le teorie sociologiche che studiano i rapporti sociali fra classi subordinate e in particolar modo i rapporti fra migranti e popolazione autoctona, le differenze scaturiscono più dalla percezione soggettiva che hanno dei migranti i popoli accoglienti che da comportamenti e differenze reali ed oggettive. Baran e Sweezy dimostrano come la non integrazione, l’isolamento e l’emarginazione nascono più che da fattori reali ed tangibili, da come gli immigranti sono considerati e contestualizzati dalla popolazione originaria. Se ai migranti non viene data possibilità di integrazione, loro stessi non potranno manifestare le proprie capacità, autoescludendosi dallo sviluppo e accettando lo stereotipo dell’immigrato poco curato ed inefficiente; in quanto ogni loro sforzo volto a far superare tale percezione è dagli stessi immigrati considerato vano (profezia autoverificantesi).[1] In molti casi la percezione esterna si riflette realmente nella condizione umana dell’immigrato: autopercependosi e comportandosi da diverso ed in alcuni casi da inferiore. Quello che ha impressionato e sbalordito in questi ultimi giorni, sono le condizioni di vita cui sono costretti queste persone e allo stesso tempo come il disinteresse verso tali problemi da parte dei residenti abbia portato ad accettare a viso aperto, forme moderne di schiavitù, che non hanno nulla di meno orrendo rispetto a quelle del passato. L’Italia ed il Mezzogiorno in particolare, subiscono l’onda di una di comunicazione razziale, sotto forma di propaganda politica, voluta da alcune autorità nazionali appartenenti all’area del centro destra. Tale forme di comunicazione politica, nell’arco di un decennio hanno totalmente modificato e cambiato la percezione sugli immigrati e l’immigrazione. 10- 20 anni fa nessuno percepiva l’immigrato del Nord-Africa come un potenziale nemico, o nutriva verso di essi sentimenti di razzismo, la testimonianza che gli stessi per lo più erano venditori ambulanti che bussavano porta per porta. Gli stessi avendo la possibilità di essere parte integrante della società e di contribuire allo sviluppo economico e sociale, non avevano nessun comportamento considerato nocivo e da tutti accettati. I dati dimostrano che il fenomeno immigrazione è un problema più di cultura che di numeri, di politiche e di controllo del territorio che mancano prima di tutto, poi un maggiore impegno per assicurare più sviluppo e democrazia, questa deve essere la vera modernizzazione del Paese. Il Mercato, lo Stato e la comunità si ricordino che tutti abbiamo bisogno di tre pasti caldi al giorno, una casa e la possibilità di essere liberi, in ogni dove in ogni luogo senza distinzione di sesso razza o religione. [Salvatore M. Pace] [07.02.2010] [1] Una profezia che si autoadempie, o profezia che si autoavvera (Merton, 1971), o profezia che si autodetermina (Watzlawick, et al., 1971), è una predizione che, nel venire fatta, fa si che diventi vera. Ad esempio nel mercato finanziario, se esiste una convinzione diffusa che sia imminente un crollo, gli investitori possono perdere fiducia, vendere gran parte delle loro azioni, e causare realmente il crollo. Oppure, se un candidato in una elezione dichiara apertamente che non crede di poter vincere, ciò può causare un aumento dell'apatia degli elettori che risulta in uno scarso appoggio alla sua campagna. er Profezia che si autoadempie deve intendersi, secondo la definizione del sociologo americano Robert K. Merton, che introdusse il concetto nelle scienze sociali nel 1948, «una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità». Merton trasse ispirazione dalla formulazione che un altro celebre sociologo americano William Thomas aveva dato di quello che è passato alla storia come Teorema di Thomas che recita: “Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”. Un esempio illuminante di profezia che si autoadempie citato dallo stesso Merton è il seguente: «Un mercoledì mattina del 1932, Cartwright Millingville va a lavorare. Il suo posto è alla Last National Bank ed il suo ufficio è quello del presidente. Egli osserva che gli sportelli delle casse sono particolarmente affollati per essere di mercoledì; tutte quelle persone che fanno dei depositi sono inconsuete in un giorno della settimana che è lontano da quello in cui si riceve lo stipendio. Millingville spera in cuor suo che tutta quella gente non sia stata licenziata e incomincia il suo compito quotidiano di presidente. La Last National Bank è un istituto solido e garantito. Tutti lo sanno, dal presidente della banca agli azionisti a noi. Ma quelle persone che fanno la coda davanti agli sportelli delle casse non lo sanno; anzi, credono che la banca stia fallendo, e che se essi non ritirano al più presto i loro depositi, non rimarrà loro più nulla; e così fanno la fila, aspettando di ritirare i loro risparmi. Fintanto che l’hanno solo creduto e che non hanno agito in conseguenza, hanno avuto torto, ma dal momento che vi hanno creduto e hanno agito in conseguenza, hanno conosciuto una verità ignota a Cartwright Millingville, agli azionisti, a noi. Essi conoscono quella realtà perché l’hanno provocata. La loro aspettativa, la loro profezia si è avverata; la banca è fallita.» Ma gli esempi abbondano nella teoria della dissonanza cognitiva e nella correlata teoria dell'autopercezione. Le persone cambiano spesso il loro atteggiamento per allinearsi a ciò che professano pubblicamente. |
| Immigrazione : permesso a punti ? |
| La politica italiana si diverte nel farci soffrire a noi immigranti. Cari amici immigrati residenti in Italia, la politica italiana non trova di meglio che prenderci in giro e giocare con le nostre vite, ne è la prova questa nuova proposta di permesso di soggiorno a punti. In una nazione dove siamo costretti ad attendere un anno per il rinnovo di permesso se l’iter burocratico non si blocca, se per disgrazia ce qualche errore diventano tempi biblici, quindi con la nuova ipotesi di permesso a punti abbiamo solo che da perdere. Il ministro Maroni, copia male il sistema di altri paesi, “Un rospo che vuole essere elefante” non basta gonfiarsi, ma bisogna avere una struttura corporea che ti permette di esserlo, quindi l’Italia se vuole assomigliare a paesi come il Canada, in vece di copiare solo la piccola parte del sistema, per altro una parte finale di un sistema, perché prima bisogna mettere in atto una serie di politiche sociali, di assistenza con strutture di accoglienza e di accompagnamento del migrante che si vuole integrare, fondi necessari per attuare tale progetto. Cose che in Italia non ci sono. Si vuole avere come si dice “la botte piena con la moglie ubriaca” Italia cerca un immigrato già integrato prima di arrivare, senza un costo alla nazione, o con minor sforzo per lo stato pagando il più alto prezzo sulla propria pelle l’immigrato deve integrarsi, come premio finale avrà un permesso di soggiorno per due anni, non la cittadinanza. Tutto questo con un sistema di una paese in politica migratoria e tra i paesi più arretrati dell’Europa. In un paese dove c'è un clima di intolleranza verso il migrante spesso fomentato dalla politica, la stessa che pretende un rapido integrazione dello migrante che viene denigrato sotto ogni profilo. La politica italiana si diverte a vederci soffrire! I requisiti: 1. l’iscrizione al servizio sanitario? Si, ma serve il permesso di soggiorno e il codice fiscale. 2. La conoscenza della lingua italiana? Serve una scuola, con un programma adeguato, con mediatori culturali. 3. La casa con contratto regolare? Servono soldi, permesso di soggiorno, e un proprietario di casa onesto. 4. La conoscenza della Costituzione? Impariamola insieme a tanti italiani, e a certi parlamentari. 5. Mandare figli a scuola? Si, le quote stabilite dalla legge Gelmini permettendo, tutti vogliamo che i nostri figli vadano a scuola. Mose' Zerai Agenzia Habeshia |